vai al contenuto. vai al menu principale.

Il comune di Vinzaglio appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Novara

Storia

Dalle origini al cinquecento
Curioso destino, quello di Vinzaglio: paese dalla dignitosa storia passata, in quanto antico insediamento altomedievale strettamente legato a Vercelli, è stato inserito però dalla storia amministrativa recente in una sorta di "cul-de-sac" dei locali confini geopolitici, che lo vogliono circondato da terre appartenenti ora alla provincia di Vercelli, ad ovest, ora a quella di Pavia, ad est.
Minuscolo comune agricolo: ben al di sotto delle mille anime, tutt'altro che povero però di memorie e vicende, sacre e civili, estendersi sull'arco d'un millennio; un grumo di case raccolte intorno alla Parrocchiale dell'Assunta, edificio della seconda metà del XVII secolo; una devozione a Rocco, il santo pellegrino francese trecentesco che tanta fede suscitò nelle lande piemontesi e lombarde, specie per la taumaturgica capacità di scongiurare, o almeno allontanare, le epidemie; devozione ripagata con l'elezione a patrono del luogo, sacro "genius loci".
Vinzaglio: un castello ampiamente rimaneggiato, cresciuto intorno ad un "castrum" dell'anno mille divenuto poi un fortilizio rinascimentale, quindi una villa di campagna del pieno ottocento, ora mura silenziose e abbandonate.


L'età barocca: il seicento e il settecento
Vinzaglio è terra senza sorprese, se si escludono quelle che riservano le letture dei radi testi che dal villaggio parlano: tra cui "La Vercelli Sacra", da cui escono i nomi dei parroci e possidenti, che alle chiese di Pernasca, Torrione e Vinzaglio dedicarono attenzioni e finanze; prova ne è il comportamento di prete Nicolao, che ottenuta licenza nel 1588 da monsignor vescovo di Vercelli nella persona di Tommaso Beatrici vicario generale, smontò pezzo per pezzo la cadente chiesa di Pernasca per provvedere con il materiale edilizio ricavato ai bisogni della fabbrica di Santa Maria Assunta di Vinzaglio.
Non solo: la storia di Vinzaglio è fatta anche da narrazioni di legami e scioglimenti di legami fra terricciole vicine: come nel caso di Scavarda Torrione, i cui abitanti, non bastandogli più un "cappellano nominato dai frazionisti" (e cioè gli abitanti delle frazioni), stufi di misurarsi con rogge e canali per poter andare a soddisfare il precetto festivo nella vicina Parrocchiale, "obbligati a restare lungo tempo senza i SS. Sacramenti ed a lasciare per molti giorni i loro infanti senza battesimo e i morti senza sepoltura", avevan deciso di fare parrocchia a se.
Divennero così "figliani" dei fonti battesimali di San Bernardino al Torrione, pur con l'obbligo "per il vicario nominando", di assistere nel giorno del sabato di Pentecoste alla benedizione del fonte battesimane della chiesa matrice di Vinzaglio: sacri vincoli di obbedienza e devozione, ribaditi nel precetto di ricevere dalle mani del parroco di Santa Maria Assunta anche "acqua sufficiente per i battesimi, ed anche gli olii santi".


L'ottocento e il novecento
La storia di Vinzaglio non si esaurisce nell'enumerazione di pur interessanti particolari architettonici dei maggiori monumenti (talora però in decadenza o rapinati dalle loro ricchezze artistiche mobili).
Troppo facilmente si dimentica come Vinzaglio fu luogo di incontro delle armi franco-piemontesi ed austriache: come per Granozzo anche per questo paese viene ricordato l'epico e sanguinoso scontro che ebbe luogo lì presso, e che per tacita convenzione si dice ancor oggi "battaglia di Palestro", relegando ad una citazione marginale le fasi dello scontro che si svolsero invece proprio nel territorio di Vinzaglio e nella vicina Confienza; combattimenti "estesamente condizionati dalla natura del terreno coltivato in prevalenza a riso ed in quel momento (30-31 maggio 1859) abbondantemente allagato" che pure segnarono un momento di notorietà per vinzaglio, tanto che poi il locle oratorio di San Rocco, ancor prima del sacrario fine-ottocentesco progettato da Giuseppe Sommaruga, fu adibito ad ossario per i resti dei numerosissimi caduti negli scontri.
E ancora, troppo facilmente si dimentica la teoria delle cascine, delle frazioni e delle località (Cassinazza, Portone, Prelli, Scavarda, Torrione, nella parziale enumerazione di Riccardo Orsenigo del 1909, e Brarola, casale Scavarda, cascinotti Lupo, cascinotti Corona, cascina Cuccagnino, cascina Del Conte, cascina Ernesca, cascina Molino Macchina, cascina Nuova, cascina Saporito, cascina torriggi, cascina Viaretti Viscarda, Pernasca, Rossignoli, Torrione): cascine e località che magari null'altro hanno da "vendere" al raro turista sempre che ve ne sia qualcuno che ferma la linea dell'orizzonte che sparisce sotto un plumbeo cielo invernale, o la pace brumosa delle sere d'autunno, il tremore dell'aria calda nella canicola estiva, quasi appiccicata come un sudario alla "pianura dei risi", dove ancora si ha la fortuna di potersi godere il lento, elegante incedere dell'airone cinerino che sonda, metro dopo metro, le risaie alla ricerca di qualche ranocchia sempre più rara.


Tratto da:
"Percorsi, Storia e Documenti Artistici del Novarese
Paesi fra le risaie - Volume 29"
Provincia di Novara 2005